È la domanda che tutti si fanno dopo un incidente serio: «quanto mi spetta?». Non esiste una cifra fissa — il risarcimento si costruisce su più voci e dipende dal caso concreto. Ma capire la logica del calcolo ti aiuta a non accettare meno del dovuto.
Le voci che compongono il risarcimento
1. Danno biologico
È la lesione all’integrità psico-fisica. Si calcola partendo dalla percentuale di invalidità accertata dal medico legale e dall’età: a parità di lesione, più si è giovani, più il valore è alto, perché il danno accompagna per più anni. Per la quantificazione si usano le tabelle (Tabella Unica Nazionale e tabelle di Milano).
2. Danno morale
È la sofferenza soggettiva patita. Si aggiunge al danno biologico ed è riconosciuto in via personalizzata.
3. Danno patrimoniale
Comprende le spese mediche, l’assistenza, i mancati guadagni e la riduzione della capacità di produrre reddito in futuro.
4. Personalizzazione
Quando il caso presenta conseguenze particolari sulla vita quotidiana, il risarcimento può essere aumentato per tenerne conto.
Perché la prima offerta è quasi sempre bassa
L’assicurazione ha un interesse legittimo ma opposto al tuo: contenere l’esborso. La prima proposta è una base di trattativa, non il valore reale. Spesso sottostima la percentuale di invalidità o ignora del tutto il danno morale e quello patrimoniale futuro.
Per questo è essenziale una valutazione medico-legale di parte, che tuteli il tuo interesse e non quello della compagnia.
Un esempio (puramente indicativo)
Una persona di 40 anni con un’invalidità permanente del 20% ottiene un risarcimento composto da: danno biologico da tabella + personalizzazione + danno morale + eventuali mancati guadagni. La somma finale può variare sensibilmente: ecco perché serve un calcolo sul caso specifico, non una stima generica.
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